Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle,
come tante farfalle spensierate?
Venite da lontano o da vicino?
Da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via ?
Trilussa
Questa è stata in assoluto una delle prime poesie che ho studiato da bambina e ogni anno in questo periodo mi torna in mente, con la stessa malinconia che provavo allora per il finire della bella stagione, aggiunta a quella attuale, che a quanto pare aumenta in maniera esponenziale col passare degli anni.
Per la carità, non voglio fare della retorica scontata, ma in questo periodo così brutto sotto ogni punto di vista per il nostro paese, mi sembra che niente abbia più il sapore di una volta. Così l'autunno, che mi è sempre piaciuto tanto proprio anche per quel suo che di nostalgico, oltre che per i suoi meravigliosi colori e, perchè no, i suoi sapori, in questo particolare momento riesce a farmi provare solo tanta tristezza.
Mi rattrista non avere certezze lavorative, che non ci siano speranze di un futuro sereno per i nostri ragazzi e che gli sforzi e i sacrifici di chi ci ha preceduti stiano andando completamente in fumo. Soprattutto mi fa tanta rabbia vedere da quanta disonestà siamo circondati, quanta impunità ci sia per tutti questi soggetti così privi di scrupoli e, più di ogni altra cosa, la rassegnazione generale al fatto che le cose non possano andare diversamente.
Non so se sia lo scoramento per tutto questo a farmi sembrare più buoni i ravioli di zucca che mangiavo una volta, o il fatto che li cucinasse mia nonna o semplicemente il trascorrere del tempo, sta di fatto che in questi giorni va così e questa sera i versi di Trilussa mi fanno un po' salire le lacrime agli occhi.
Lo so, lo so, questo post è una vera lagna, spero non me ne vorrete, ma in fondo questo spazio virtuale serve anche per questi momenti non troppo allegri, no?

